di Stefania Fanelli
45.726 domande per una casa popolare: basta scaricare le responsabilità, i Comuni agiscano.
Oltre 45.000 domande per una casa popolare in Campania. L’emergenza abitativa non si può più ignorare: ogni Comune si assuma le proprie responsabilità.
In Campania sono arrivate 45.726 domande per l’accesso agli alloggi popolari, il 44% in più rispetto al bando del 2022. Sono i numeri del bando regionale per l’inserimento nell’Anagrafe del Fabbisogno Abitativo e nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari, chiuso lo scorso 15 aprile.
Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, storie di difficoltà e diritti negati. Ci sono nuclei familiari che non riescono più a sostenere il costo degli affitti, persone che rischiano lo sfratto, giovani impossibilitati a costruirsi un futuro autonomo e cittadini costretti a vivere in condizioni abitative indegne.
La casa è diventata non più un’emergenza ma una questione sociale ormai strutturale e non possiamo continuare a trattarla come se fosse un problema individuale, lasciando sole le persone ad affrontarlo.
Le istruttorie sono ancora in corso e non è stato ancora comunicato quando sarà pubblicata la graduatoria provvisoria. Migliaia di famiglie aspettano senza sapere quando arriveranno risposte, senza certezze e senza informazioni sufficienti sul proprio futuro.
Ma c’è un aspetto che vogliamo sottolineare con forza: questo bando non serve soltanto a formare le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. L’iscrizione nell’Anagrafe del Fabbisogno Abitativo permette di conoscere e misurare la domanda di casa sui territori. Rende visibile una necessità che troppo spesso viene ignorata o sottovalutata e allora, ogni Comune deve assumersi le proprie responsabilità.
Non basta più rispondere che non ci sono alloggi popolari disponibili, come se questo esaurisse ogni possibilità di intervento. Se un’amministrazione conosce il numero delle famiglie che hanno bisogno di una casa, ha il dovere politico di attivarsi, individuare soluzioni e programmare risposte concrete.
Il diritto all’abitare non può dipendere dalla sensibilità del singolo amministratore, né dalla fortuna di vivere in un Comune dove c’è chi decide di occuparsene. Deve essere una priorità dell’azione pubblica.
Da dove cominciare? Anche da ciò che è già disponibile.
Proponiamo che i Comuni nei quali sono presenti beni confiscati e beni sequestrati per abusivismo edilizio, già acquisiti al patrimonio comunale, ne verifichino la destinazione e la concreta possibilità di utilizzo e, laddove ne ricorrano i presupposti giuridici e tecnici, ne dichiarino la pubblica utilità e li destinino a finalità abitative e sociali, a partire dall’edilizia residenziale pubblica.
È una strada da percorrere con urgenza, senza perdere altro tempo. Le procedure vanno verificate, gli immobili censiti e le risorse necessarie individuate. Non possiamo permetterci che patrimoni pubblici restino inutilizzati mentre tante famiglie non sanno dove andare a vivere.
Ma non basta. I Comuni possono e devono fare molto di più:
Sostenere le famiglie nella ricerca di un alloggio, attraverso sportelli dedicati e servizi di accompagnamento all’affitto.
Vigilare sul mercato delle locazioni, contrastando gli abusi e le situazioni irregolari.
Promuovere e verificare l’applicazione dei canoni concordati, utilizzando gli strumenti previsti dalla normativa.
Programmare interventi sul patrimonio abitativo pubblico, censendo gli immobili disponibili, recuperando quelli inutilizzati e individuando le risorse necessarie.
Informare i cittadini in modo chiaro e tempestivo, garantendo punti di riferimento accessibili e risposte a chi si trova in difficoltà.
Quando la Regione pubblicherà le graduatorie provvisorie, i risultati saranno consultabili per Comune. Sarà un passaggio importante, anche per capire come si distribuisce il fabbisogno abitativo sul territorio e quali amministrazioni saranno chiamate a confrontarsi con questa emergenza.
Noi sappiamo già quanto sia grande il bisogno di informazione e assistenza. Ci scrivono persone da tanti Comuni che non sanno a chi rivolgersi, come verificare la propria posizione, quali siano i passaggi successivi e quali strumenti abbiano a disposizione. In troppi casi mancano informazioni chiare e riferimenti a cui chiedere aiuto.
Non si può lasciare una famiglia sola davanti alla burocrazia, proprio quando è più fragile e ha più bisogno delle istituzioni.
Per questo, partendo dall’esperienza di Marano e dal lavoro quotidiano del nostro Sportello Casa alla Casa dei Diritti – I Cento Passi, stiamo lavorando, insieme al Sindacato degli Inquilini ( Federinquilini) ed insieme ai compagni del dipartimento Nazionale sulla CASA di Sinistra Italiana a una proposta concreta: un osservatorio permanente sulla casa, accompagnato da uno sportello che sostenga le famiglie e le aiuti ad accedere alle opportunità abitative, a partire dalla ricerca di un affitto sostenibile.
Un progetto che prende spunto dall’Alleanza municipalista promossa da Emily Clancy, vicesindaca di Bologna per Sinistra Italiana, e dalla proposta di legge nazionale di Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera.
Vogliamo costruire uno strumento stabile, capace di raccogliere dati, monitorare i bisogni, orientare le persone e proporre soluzioni. Un’esperienza che possa partire da Marano ed essere replicata in altri Comuni della Campania, perché il diritto alla casa non può fermarsi ai confini amministrativi.
Naturalmente, i Comuni non possono essere lasciati soli. Serve una legge nazionale sulla casa, accompagnata da risorse adeguate, strumenti efficaci e politiche pubbliche capaci di affrontare strutturalmente l’emergenza abitativa. Il Governo deve fare la propria parte: non si può scaricare tutto sulle Regioni e sugli enti locali, tanto meno sulle famiglie.
Ma la necessità di un intervento nazionale non può diventare un alibi per restare fermi oggi. Mentre chiediamo politiche nazionali all’altezza del problema, sindaci e amministrazioni comunali devono iniziare a fare tutto ciò che è nelle loro possibilità, conoscere il fabbisogno dei propri cittadini e mettere in campo risposte verificabili.
L’emergenza abitativa non si affronta con interventi isolati o risposte occasionali. Serve una rete stabile e quotidiana di collaborazione tra Regione e Comuni, capace di condividere dati, intercettare i bisogni, coordinare gli interventi e accompagnare le famiglie nell’accesso ai propri diritti. La Regione deve garantire indirizzi, risorse e strumenti; i Comuni devono conoscere i bisogni dei propri territori e dare risposte concrete. Solo attraverso un lavoro continuo, con responsabilità chiare e obiettivi verificabili, possiamo evitare che le persone restino sole davanti al problema della casa.
Noi partiamo da qui: dal territorio, dai bisogni reali delle persone e dalla convinzione che la politica debba servire a migliorare concretamente la vita di chi è in difficoltà.
Perché dietro ogni domanda di casa c’è una persona che chiede stabilità, una famiglia che cerca sicurezza, un diritto che aspetta di essere riconosciuto.
La casa non è un privilegio per pochi, non è un favore da chiedere e non può essere lasciata alle sole regole del mercato. La casa è un diritto e chi amministra ha il dovere di renderlo concreto.
Stefania Fanelli
Assemblea Regionale
Direzione Nazionale
Sinistra Italiana
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