di Gabriella Notorio
Il Manifesto di Roberto Vannacci “Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037)” presenta una visione decisamente contorta e controversa del sistema giudiziario, a cui rivolge un preciso attacco all’applicazione di alcune norme.
In primis, sui reati di opinione e l’impunità delle persone che esprimono critica e dissenso. Nel suo manifesto la libertà di espressione è intesa come diritto assoluto di critica, privo di tutele verso la reputazione altrui e che Vannacci vuole sottrarre ai procedimenti giudiziari previsti dalla legge.
Giustizia e della Libertà di Espressione.
“Le idee non si processano”. Futuro Nazionale vuole per l’appunto lasciare il dissenso e la critica alla sede culturale e politica, escludendo quella penale, cosa difficile da immaginare oggi in situazioni che, rafforzate dall’ uso dei social, muovono insulti, offese, denigrazioni, intere campagne di odio, condotte anche con profili fake e bot che nulla hanno a che vedere con il confronto e il dialogo. Situazioni e comportamenti che, nel ledere l’altro, segnano un passaggio inevitabile alla condotta reato, punibile da legge.
L’azione della magistratura viene poi percepita in questo Manifesto non come uno strumento di garanzia, bensì come un elemento minaccioso nei confronti delle persone ed emerge una dicotomia nell’applicazione del diritto. Vannacci da un lato chiede una tutela permissiva verso le opinioni delle persone se italiane ma dall’altro invoca un’impostazione rigidamente punitiva nei confronti dei soggetti se stranieri.
Legittima difesa e giustizia privata.
La posizione del manifesto sembra sfumare il confine tra pena e sanzione, giustizia privata e difesa. Vengono ignorati i principi costituzionali che limitano l’uso della forza proporzionata e garantiscono i diritti fondamentali di ogni individuo, indipendentemente dalla sua condotta penale. L’utilizzo di armi da parte di terzi in caso di rapine o furti, ad esempio, per Vannacci e il suo Partito legittimano il soggetto reagente, in caso di timore, turbamento e ira difficilmente controllabili, a qualunque tipo di azione. Futuro Nazionale esalta la difesa di beni materiali, “frutto di una vita di sacrifici e di tempo dato al lavoro”, anche più della stessa vita umana.
Per Vannacci i criminali non devono essere risarciti. Qui la contraddizione è lapalissiana, in quanto solitamente il risarcimento viene chiesto solo se il soggetto all’interno di un procedimento è parte lesa o vittima, non se è offensore. Quindi la definizione tra vittima e offensore viene deliberatamente distorta per controllare le questioni legati al tema della giustizia privata. Il Caso Roggero ne è un chiaro esempio. Un esempio di pura propaganda della destra. Per Vannacci, infatti, chi commette un reato può essere dunque punito con la morte per mano di un cittadino italiano se questo difende la sua sfera domestica o i beni materiali.
Per fortuna la legge italiana non ammette la giustizia privata evquesto tipo di visione. “Tutelarsi dall’invasore” – per dirla alla Vannacci – nei casi di rapina o altro reato non significa ucciderlo. Le vittime non possono essere legittimate a trasformarsi a loro volta in carnefici senza conseguenze e con una pacca benevola sulla spalla. La legge è uguale per tutti.
Uso Ideologico della Tradizione e della Religione.
Il Manifesto fa appello ai valori tradizionali e all’identità cristiana ma presenta altrettanti elementi di contraddizione sul piano concettuale.
Gesù sulla croce perdona i ladroni mentre vengono puniti con la morte.
Il Cristianesimo e il Cattolicesimo hanno dei precisi principi fondanti quali il perdono e il rispetto della persona. Come si può pensare di volere nel nostro Paese la “civilità cattolica” se poi si invoca la difesa privata senza impunità?
La religione in questo modo viene ridotta a simbolo ideologico o a strumento di appartenenza etnico-culturale allo scopo di creare differenze e non uguaglianza tra le persone.
Richiami storici e retaggi con il Fascismo e il Nszismo.
L’impiego di parole quali “destra vitale”, “identità nazionale”, “famiglia naturale”, “sicurezza”, “invasione”, “nuova primavera italiana” richiamano ideologie del passato autoritario novecentesco, affermati dalle dittature fascista e nazista.
L’Italia, come cita il delirante Manifesto, deve diventare uno Stato sovranista, di azione integrale a tutto campo, forte e militaresco, con pieni poteri della Polizia.
Viene persino richiesta la revisione dell’articolo 53 del Codice penale, per permettere agli operatori delle forze dell’ordine di difendersi con l’uso di armi sempre se aggrediti o minacciati, senza perseguimento o accertamento penalmente.
3. La Politica Migratoria e il Concetto di “Remigrazione”.
Il capitolo dedicato alla gestione dei flussi migratori e alla “remigrazione” rappresenta l’aspetto più critico della visione proposta.
La remigrazione degli stranieri somiglia molto alla deportazione e favorisce un incentivo al rimpatrio coatto in cui si assiste alla spersonalizzazione dei soggetti stranieri o provenienti da paesi extracomunitari, ridotti ad oggetti pericolosi che si vuole rimuovere dal tessuto sociale. Tutto questo contrasta nettamente con il diritto internazionale e i principi dei diritti umani, a prescindere dallo stato di cittadinanza o meno.
Nel Manifesto si parla di “invasori e di invasioni”, ricostruendo narrazioni distorte della nostra storia addirittura con richiami al periodo longobardo e al pensiero di esponenti della nostra letteratura più autorevole. Richiamati in modo improprio.
L’inclusione viene ancora una volta ricondotta all’assimilazione e il rimpatrio dei detenuti stranieri non tiene conto di quello che anche gli altri Stati dovrebbero poi fare con i detenuti italiani all’estero.
Il Manifesto invoca il patriottismo, la difesa dei confini dalle migrazioni di massa e dal “colonialismo camuffato”, dimenticando quanti dei nostri giovani siano costretti ad andare via per mancanza di lavoro ed opportunità, a fronte di uno Stato che continua da sempre, e soprattutto con la destra della Meloni al governo, a non investire nelle politiche del lavoro.
Il processo migratorio non può essere fermato come vorrebbe fare Futuro Nazionale, riconoscendo la cittadinanza solo a chi aderisce ai nostri valori, dopo venti anni di residenza regolare e continuativa, con livello di lingua C1, esami scritti e orali, comportamento onorevole, assenza di condanne penali, un metodo in sostanza tipicamente fascistissimo.
Assurda poi la proposta di incentivo una tantum, previsto per chi decide di abbandonare volontariamente l’Italia. In questo caso, i soldi della politica economica e monetaria sovranista possono essere usati per chi vuole andare via basta che lo faccia.
Femminicidio e violenza di genere nel Patriarcato Mediterraneo.
Nel programma di Futuro Nazionale si parla ovviamente anche di donne. Vannacci sostiene il bisogno di “proteggere” il patriarcato mediterraneo e formare uomini forti capaci di “proteggere le donne”.
Vannacci però dimentica una cosa: le donne non hanno bisogno di essere protette dagli, bensì di essere rispettate e non uccise.
ll problema non è l’uomo forte, non è la sinistra che parla di sesso sbagliato. La questione sta nel modello arcaico e sessista proposto ancora una volta della destra di Vannacci, che vuole imporre a tutti costi il solito modello di uomini forti, razionali, protettivi e superiori rispetto alle donne, che invece sono deboli, fragili e di conseguenza sottomesse.
La violenza nasce proprio da questi retaggi culturali con forme di dipendenza e controllo nelle relazioni familiari e da adulti.
Va assolutamente condannata la mistificazione e la romanticizzazione della violenza, che non è “passione” o l’impeto amoroso.
Il Femminicidio è un reato autonomo e Vannacci, insieme al suo Partito, dovrà accettarlo. La Violenza di genere non è una costruzione ideologica contingente né una questione di “sesso sbagliato”, ma appartiene ad una struttura sociale e culturale, storicamente documentata.
Studi antropologici, sociologici e demografici e psicologici dimostrano che questo fenomeno affonda le sue radici in strutture socio-culturali presenti sia nell’area mediterranea sia in quella globale, legate alla subordinazione sistemica del femminile alla superiorità del maschile per asimmetria di potere.
Esaltare la forza del maschio, la violenza, la protezione, il controllore vuole dire continuare a proporre un fenomeno che i dati ci confermano non essere commesso solo da persone straniere, come invece sostiene il Manifesto in malafede.
Principalmente a maltrattare e ad uccidere le donne in Italia sono i partner o ex partner, mariti o ex mariti in larga parte tutti italiani, come ricordano i dati Istat o del Ministero dell’Interno.
In conclusione, Vannacci e il suo Partito non producono nulla di innovativo né di positivo per gli italiani o per il nostro Paese.
Il Manifesto è profondamente pericoloso sotto il profilo democratico e costituzionale, disgrega il principio universale di uguaglianza, decostruisce tutte le tutele e garanzie che riguardano le persone, gli esseri umani e lo Stato di diritto. E con la parvenza di difendere confini, tradizioni, sicurezza, cittadini e le donne, Vannacci propone un modello sociale gerarchico ed eversivo, patriarcale ed etnocentrico, che ci ricorda qualcosa che il nostro passato ha già vissuto ma che ha scelto di abbandonare con la nascita della Repubblica e la Costituzione Italiana.
l’Italia, caro Vannacci, non deflagrerà mai finché ci sarà la memoria.
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