di Sirio Conte
Uno dei temi centrali posti alla discussione pubblica in questa campagna elettorale è il controverso progetto lanciato da De Luca, nella parte finale del proprio mandato, denominato FARO.
Si tratta della realizzazione di una complessa opera urbanistica che riguarda la costruzione della nuova sede regionale, la definizione di un’area destinata ad edilizia residenziale, la costruzione di parcheggi interrati, l’interramento dei binari della Circumvesuviana, un terminal bus, spazi pubblici di collegamento con il Centro direzionale e una nuova viabilità comprensiva di una bretella autostradale.
L’investimento complessivo previsto dalla Regione Campania si aggira sui 700 milioni di euro.
L’area interessata copre una superficie complessiva di circa 185.000 metri quadrati collocati essenzialmente su terreni di proprietà delle Ferrovie a Napoli nello spazio tra la Stazione Centrale e via Galileo Ferraris.
La nuova sede regionale si dovrebbe estendere, secondo tale progetto, su una superficie di 60.000 metri quadrati sulla quale sorgeranno i due nuovi edifici: la torre 1 di un’altezza di 99,25 metri, la torre 2 di 78 metri.
Altri 8.932 metri quadrati sarebbero destinati all’area commerciale, 12.165 metri quadrati allo sviluppo residenziale, 10.500 metri quadrati alla centrale operativa della stazione.
A tutto ciò si dovrebbe accompagnare un nuovo intervento su Piazza Garibaldi, con l’interessamento dell’area fino a Porta nolana, l’interramento dei terminali sia su ferro che su gomma, una ridefinizione del traffico veicolare.
Appare quindi evidente che ci troviamo di fronte ad una spesa enorme per un obiettivo raggiungibile con azioni che prevederebbero costi molto più contenuti e senza aggiungere spropositati volumi edilizi. Infatti a poche centinaia di metri dall’area interessata esiste il Centro Direzionale (cui nel trentennio finale del secolo scorso vennero destinate ingenti risorse) che attualmente vive una fase di crisi e che avrebbe bisogno di un processo rigenerativo e di rilancio, per il quale la collocazione di tutte le attività regionali (una parte delle quali è già posta in quel sito, a partire proprio dal Consiglio Regionale) potrebbe svolgere la funzione di volano.
Ma anche la rigenerazione dell’area ex ferrovie, con la creazione di un parco verde urbano e la razionalizzazione del sistema dei terminali sia su ferro che su gomma, potrebbe essere realizzato con costi molto più bassi.
In pratica una più oculata e razionale gestione di questa massa di risorse destinate al faraonico progetto, libererebbe fondi che potrebbero essere finalizzati a scopi più utili. Pensiamo (solo per restare in tema di politiche territoriali) al riasanamento ambientale, all’edilizia popolare, alla rigenerazione urbana, al potenziamento del trasporto pubblico locale. Insomma una politica del Fare che si contrappone alla logica delle grandi opere che, soprattutto dopo lo scandalo Milano e la fine ingloriosa delll’inutile ponte sullo stretto,, appare sempre più come il residuo di un passato verso cui non proviamo alcuna nostalgia.
La Regione che verrà dovrà quindi coniugare attenzione alla spesa, sensibilità sociale, sostenibilità ambientale e capacità di progettare e realizzare iniziative utili senza sprechi. È questo, del resto, il senso di una svolta nella politica regionale. Per i molti e non per i pochi.
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