Oltre i Confini del “Destino”: Butler e il costrutto di genere

di Gabriella Notorio 

 

Ieri, 24 Febbraio 2026, è stato il 70esimo compleanno di Judith Butler, filosofa, politica, femminista e teorica queer, nata a Cleveland nel 1956.

Suoi i due libri più famosi sul genere ovvero Gender Trouble (Questione di genere, 1990) e Bodies that matter (Corpi che contano, tradotto nel 2023).

Celebrare il suo pensiero oggi appare doveroso perché non è solo un atto accademico o un omaggio femminista, bensì un atto di resistenza politica necessaria. Mentre il governo Meloni e le destre europee brandiscono lo spauracchio della cosiddetta “ideologia di genere” per restringere diritti e libertà, il pensiero di Butler ci offre strumenti per smascherare questa opposizione patriarcale.

 

Laureatasi a Yale nel 1984, Judith Butler ci ha insegnato che il genere è una costruzione sociale. Esiste un sostrato biologico, certo, che è il corpo, ma è la società a caricarlo di significati gerarchici di superiorità o inferiorità, legati al potere.

Oggi, in Italia, assistiamo ad un tentativo sistematico di riportarci indietro usando la

la biologia come destino. La retorica delle destre e della maggioranza del governo della Meloni insiste, infatti, sulla rappresentazione della donna esclusivamente come “madre”, sovrapponendo il dato fisico ad un ruolo sociale obbligatorio.

Il corpo femminile come contenitore riproduttivo.

Butler spiega bene come l’idea dell’uomo “forte” e della donna “debole” sia da sempre la base del potere maschile. E la destra attuale cavalca questa visione, promuovendo modelli di virilità arcaica e confinando la donna alla sfera della riproduzione e della cura domestica, escludendola del tutto dal mondo del lavoro. Non a caso i principali tagli del governo della Meloni hanno riguardato i settori occupazionali in cui la presenza femminile è maggiore, dalla scuola alla sanità, alla cultura. E non a caso proprio oggi la maggioranza di governo boccia la proposta presentata dalle opposizioni sul congedo parentale paritario. Una proposta che, se introdotta, avrebbe potuto facilitare la condivisione dei carichi di cura dei figli dividendolo in modo più equo tra uomo e donna, aiutando quest’ultima a preservare il suo lavoro dopo la nascita di un figlio e permettendo ai padri di restare a casa per almeno 5 mesi. Nulla di fatto.

Le donne, dunque, contano solo se madri e mogli.

 

Butler ci avverte con chiarezza: la differenza fisica diventa divisione dello spazio.

Se all’uomo spetta il fuori (lavoro, politica, religione) e alla donna il dentro (casa e figli), la democrazia si svuota. Il governo Meloni, pur essendo guidato da una donna, paradossalmente promuove politiche che ostacolano l’indipendenza economica femminile e colpevolizzano chi non aderisce al modello di “famiglia tradizionale”.

Il genere non è ciò che siamo, è ciò che facciamo in modo costruito, su ruoli rigidi e predeterminati. “Liberare” il genere significa liberare la partecipazione sociale, economica e politica di ogni individuo, principalmente delle donne.

 

La lezione di Judith Butler è rivoluzionaria: siamo tutti soggetti vulnerabili. Non esiste un unico soggetto debole. E non è detto che quel soggetto sia a tutti i costi la donna.

La visione di genere, infatti, ci permette di uscire dal mito della forza invulnerabile del maschile. Essere stanchi, sensibili o emotivi non significa essere perdenti, ma essere umani.

Il genere è concetto sociale nella misura in cui riconosce la fragilità delle persone che meritano la costruzione di un welfare in grado di prendersi cura di tutti, respingendo l’idea di società competitiva e repressiva, di società maschile e patriarcale.

 

Il “genere” è tanto odiato dalle destre proprio perché ne scardina i presupposti di potere, decostruendo le etichette e gli stereotipi di “maschile” o “femminile”.

Contro i decreti che limitano i diritti civili e contro una visione del mondo che vuole i ruoli sociali scolpiti nella pietra, rivendichiamo il pensiero di Butler. Perché il genere è libertà e la libertà è l’unico antidoto ad un governo che vuole controllare i corpi e le donne.

 

Grazie Judith, per averci insegnato che nessun destino è già scritto.

Be the first to comment

Leave a Reply