Organizzare l’emergenza. Intervista al direttore sanitario del Frangipane e Criscuoli

 

 

di Floriana Mastandrea

 

Specializzato in Analisi cliniche, Microbiologia e Medicina nucleare, è direttore del laboratorio di analisi del Criscuoli e dirigente dell’Uoc Analisi cliniche dell’Asl di Avellino. Docente in Igiene e Microbiologia presso l’Università Federico II di Napoli. Angelo Frieri dal 16 marzo 2020, è direttore sanitario dell’Ospedale Frangipane di Ariano Irpino e dal 2003 direttore sanitario dell’Ospedale Criscuoli, di Sant’Angelo dei Lombardi.

Da poco direttore dell’Ospedale Frangipane: quali sono le maggiori criticità che ha trovato?

Come tutti i nostri ospedali, non era strutturato con le attrezzature atte ad ospitare reparti di malattie infettive e la difficoltà principale, è stata organizzare percorsi dedicati e separati, per non interferire con le attività delle altre strutture. Siamo riusciti a trovare un giusto equilibrio poiché il Frangipane ha 8 ascensori così, primo e quarto piano con ingressi dedicati, senza le fermate al secondo e terzo piano, portano direttamente al reparto Covid.

Perché non prevedere il reparto Covid ai piani bassi, o quantomeno vicini, onde evitare percorsi promiscui?

Tutto si poteva fare, bisognava pensarci con calma, due –tre mesi prima. Io sono arrivato il 16 marzo, in piena emergenza Covid, allorquando alcuni percorsi erano già stati avviati. Ho realizzato il reparto accorpando alcune unità operative, nonché reclutando personale per poter aprire anche il quarto piano.

È stata sottovalutata l’emergenza coronavirus anche a livello nazionale?

Probabilmente sì, non ci si aspettava questa virulenza e queste proporzioni. Qui dal punto di vista dei contagi, rispetto al Nord, la situazione è più tranquilla, anche se eravamo meno organizzati con la terapia intensiva.

Il reparto Covid, quanti letti ha, e quanti saranno aggiunti per la terapia intensiva e subintensiva?

La rianimazione ha 7 letti utilizzati per la terapia intensiva Covid, ne abbiamo altri 4 di intensiva al quarto piano e altri 8 di subintensiva. Ci siamo attrezzati, non tanto, mi auguro, per ora, ma soprattutto poiché si parla di un eventuale rigurgito di questa infezione nei periodi autunnali e invernali dell’anno prossimo: non dobbiamo farci trovare impreparati come la prima volta. Anche a Sant’Angelo dei Lombardi stiamo organizzando dei percorsi dedicati e una terapia intensiva di 6 posti letto.

Ci sono reparti tradizionali vuoti: perché non convertirli in Covid per il necessario periodo dell’emergenza?

Ad Avellino, così come ad Ariano, ci sono reparti vuoti: in questo momento i posti letto li abbiamo, non ne servono altri. Peraltro, Oggi è partita la domiciliarizzazione: una buona parte di questi pazienti, può essere curata e controllata a casa, ma finora erano mancati i medici che ci andassero. Questo tipo di patologia per oltre l’80%, è simil-influenzale e si cura a casa, laddove si crea un maggior isolamento rispetto al ricovero in ospedale. Questo consente altresì che l’ospedale non si sovraffolli e i posti letto possano venir utilizzati per la semi-intensiva, l’intensiva e per le patologie di pazienti che abbiano, oltre al Covid una comorbilità, cioè ulteriori patologie.

La Asl di Avellino o il Comune di Ariano Irpino, dovrebbero dotare di mascherine l’intera popolazione, o quantomeno gli over 70, come è stato fatto in altre città italiane, che neanche erano classificate zona rossa? Io da Avellino vengo ad Ariano, e tutti quello che vedo per strada, indossano la mascherina: è interesse di tutti farlo. Ho sentito che alcuni Comuni stanno distribuendo le mascherine, mi auguro lo facciano tutti: abbiamo avuto carenza poiché l’intera Italia ne aveva necessità e le industrie cinesi non ne hanno prodotte abbastanza, così siamo andati in crisi. Credo che superata la fase acuta, avremo a disposizione molti più dispositivi e i Comuni potrebbero occuparsene.

Ritiene che si possano eseguire test rapidi e tamponi, almeno ai medici di famiglia e al personale sanitario e ai ricoverati nelle case di riposo, nonché nei conventi?

Stiamo procedendo con i test rapidi, secondo gli indirizzi nazionali e regionali. Abbiamo cominciato con i più esposti: prima gli operatori dell’ospedale, poi quelli del 118 e man mano, andremo avanti nelle priorità. Sono stati eseguiti a Sant’Angelo come ad Ariano, almeno all’80% del personale: potrebbe mancare qualcuno perché assente, in ferie o in malattia.

Si procederà anche con tutta la popolazione a rischio?

Questo non lo so, me lo auguro, ma dipende dalla fornitura dei kit che ci arrivano. Oggi è argomento di dibattito sui media, ma volendo farli a tutta la popolazione, oltre sessanta milioni di persone, ci vuole molto, anche se tutto si può fare!…

Le strutture sanitarie private, collaborano nella lotta contro il coronavirus?

Sì, abbiamo già dismesso una clinica vicino ad Ariano e portato lì dei pazienti.

Come si individuano i contatti che ci sono stati tra i positivi ai tamponi?

Ci pensa il Dipartimento di prevenzione: noi gli inviamo indirizzo e recapiti telefonici e il Dipartimento attiva il Comune. Sono gli stessi pazienti che ci raccontano con chi hanno vissuto o avuto a che fare.

Quanto tempo occorre per processare un tampone, visto che la gente attende giorni per conoscerne l’esito?

I laboratori accreditati non sono tanti: all’inizio l’unico laboratorio accreditato era lo Spallanzani di Roma, ma quando si è visto che non ce la faceva, ne è stato accreditato uno per regione, in Campania era il Cotugno di Napoli. Siccome anche questo non ce la faceva, se ne sono aggiunti altri: il Moscati di Avellino, l’Istituto Zooprofilattico di Portici. Noi lunedì scorso abbiamo chiesto alla Regione l’accreditamento per poterli fare localmente, sia ad Ariano che a Sant’Angelo dei Lombardi. Entrambi sono laboratori attrezzati con personale qualificato, ma soffriamo del fatto che le aziende hanno già fornito dei materiali altri laboratori. Faccio io stesso i tamponi e li invio alle strutture. Per processarli basterebbero poche ore, ma dipende dalla mole di lavoro, dal personale presente in laboratorio e dalla capacità delle macchine: in linea di massima, siamo abbastanza veloci.

Per il momento, i tamponi vengono fatti solo al personale sanitario positivo ai test sierologici. Danno due esiti diversi : il test virologico rivela se ci sono stati contatti, quindi se si sono generati anticorpi, mentre il tampone rivela se in quel momento ci sia o meno un’infezione. Dev’essere chiaro che la positività a un test sierologico, non significa che si è malati o portatori del virus. Il test sierologico è più uno screening di massa che potrà essere confermato quando c’è un particolare tipo di anticorpo, l’IgM, che però nella fase acuta, sarà confermato col tampone.

Ci sono virologi e infettivologi tra l’equipe medica del Frangipane? Avete intenzione di assumerne?

Abbiamo fatto la richiesta di assunzione con un avviso di interesse per 36 ore, come si può vedere sul sito della ASl. Nessuno si è presentato, solo una persona specialista in malattie infettive.

Dermatologa e per sole 12 ore?

Ha i titoli per poterlo fare, e le 12 ore sono state le uniche che la dottoressa Di Cecilia ci ha dato come disponibilità, in quanto impegnata in altre attività. Purtroppo non si sono presentati né infettivologi, né anestesisti, né pneumologi. C’è grossa carenza di specialisti e in genere quelli che ci sono, preferiscono strutture più grandi.

Com’è la situazione del personale, medico-infermieristico, è sufficiente?

Il personale infermieristico e Oss è sufficiente, ma manca quello medico. Del resto è stato fatto arrivare personale medico militare e dall’estero: Russia, Cuba, Albania. Paghiamo le conseguenze di una certa politica sanitaria e di programmazione sull’iscrizione alla facoltà di Medicina. Ci trasciniamo una carenza anteriore all’emergenza Covid: già avevamo difficoltà a reperire cardiologi, anestesisti e altre figure.

La differenza tra chi si salva e chi no, a cosa è dovuta?

L’eziopatogenesi del virus, ovvero come si muove e come attacca all’interno dell’organismo, è ancora motivo di studio. Lo sapremo dall’andamento epidemiologico avuto sulla popolazione. Con la stagione estiva dovrebbe calare, se scomparirà dipenderà dal fatto che se chi è stato colpito avrà un’immunità permanente. Debelleremo probabilmente il virus quando sarà stato scoperto il vaccino. La differenza tra chi si salva o meno, è nella risposta immunitaria: chi è più giovane e sano, si salva più facilmente. Chi ha particolari patologie, se prende farmaci che impattano sul sistema immunitario, glielo hanno compromesso, se è più vecchio, soffre di più, come nel caso degli anziani.

Che lezione apprendere dal virus?

Sull’approccio, in questi due-tre mesi, abbiamo capito che dev’essere più immediato, ma le persone devono stare più a casa quando non hanno esigenze gravi. L’ospedale dev’essere organizzato per queste forme di pandemia:oggi è il coronavirus, domani potrebbe essere un’altra. In Campania, abbiamo avuto per anni il commissariamento e il blocco del turn over, che non ha consentito la sostituzione del personale sanitario andato in pensione. Si è avuto modo di capire anche che la sanità dev’essere centralizzata, non possono esserci 20 sistemi sanitari diversi. La modifica dell’articolo V della Costituzione è stata un errore: va abolita, anche se toglie il 70% delle risorse al bilancio delle Regioni. Bisogna creare una rete ospedaliera dalla Val D’Aosta alla Sicilia, e il Ministero della Salute deve avere il controllo su tutto il sistema sanitario, programmando l’efficienza di tutti gli ospedali.

Quanti dei positivi sintomatici posti in isolamento a casa loro col rischio di contagiare l’intera famiglia, potrebbero invece essere ricoverati in ospedale?

Questo è un altro problema: non tutti hanno più bagni in ogni casa o addirittura un’altra casa a disposizione. Bisogna usare i dispositivi di protezione, stare attenti ai contatti. L’ospedale dev’essere riservato ai casi più gravi per tutte le patologie: è un anello del sistema sanitario che va dalla medicina di base, alla medicina specialistica territoriale, all’assistenza ospedaliera, tutti correlati in un’unica catena. Si veda come in questi giorni i Pronto soccorso si sono svuotati: questo perché a volte vengono presi più come ambulatori specialistici che mancano sul territorio, che vere e proprie emergenze.

Viene utilizzata la tenda del pre-triage?

Sì: fanno il controllo della temperatura, se si hanno sintomi simil-influenzali e avvisano all’interno che la persona ha questo tipo di problematica e ci si prepara a riceverla con i relativi dispositivi. A Sant’Angelo, abbiamo organizzato un doppio pre-triage: il paziente va in una zona filtro e a seconda se sia o meno sospetto Covid, viene indirizzato verso un diverso percorso.

A Sant’Angelo stiamo lavorando anche per una terapia intensiva di 6 letti e gli impianti dovrebbero essere conclusi per il 20-25 aprile. E stiamo altresì attrezzando una zona isolata per pazienti che non hanno bisogno di terapia intensiva, visto che c’è il Don Gnocchi con 100 persone anziane in riabilitazione, che non devono interferire con altri percorsi a rischio.

In Italia la tendenza è verso la diminuzione dei contagiati ricoverati e di quelli posti in terapia intensiva: al Frangipane com’è la situazione?

Anche ad Ariano c’è la stessa tendenza. Mi è dispiaciuto che sia stata chiusa come zona rossa, poiché in fondo siamo tutti in zona rossa. La popolazione in ogni modo, ha risposto bene, così come il personale ospedaliero e credo che, data l’importanza dell’ospedale, ritornerà ad essere un riferimento per l’intera zona: merita l’attenzione dalla Regione per eventuali investimenti. Siamo ancora nella fase di emergenza, ma lavoreremo anche per dedicare dei reparti stabili alle patologie infettive: io sono qui soprattutto per l’emergenza, ma chi mi seguirà, vedrà cosa fare a sua volta.

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