LA SCONFITTA PEGGIORE SAREBBE NON CAPIRE LA LEZIONE

di Roberto Montefusco

E’ questo un tempo in cui torna alla mente l’antica immagine di Antonio Gramsci, che nel 1930 scriveva:  “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” . Perchè è chiaramente una crisi quella che attraversa larga parte del pianeta, una crisi innanzitutto sanitaria, e poi, di conseguenza, sociale, nella quale l’umanità si scontra con un virus sconosciuto, che miete vittime, che mette in ginocchio i sistemi sanitari, che si nutre di ciò che forse avevamo di più prezioso: delle relazioni umane, dei contatti, del nostro “essere nel mondo”, se è vero, come spiegò Marx, che l’individuo è “l’insieme dei suoi rapporti sociali”. Abbiamo imparato un nuovo concetto, il “distanziamento sociale”, necessario per contenere la diffusione della malattia, e non sappiamo quanto ci trascineremo la paura dell’altro, la diffidenza, il timore che le relazioni umane possano essere veicolo di contagio. Abbiamo capito che solo lo Stato, uno Stato forte, che goda di risorse, che sia efficiente, ci può proteggere dalla malattia, o dalla povertà. Sarebbe interessante riportare indietro la signora Margaret Thatcher che in una intervista del 1987 cosi rispondeva ad una domanda: “Non esiste la società. Esistono gli uomini, le donne, le famiglie” e chiederle conto, oggi, di quella affermazione, che riprendeva i principi dell’ ortodossia liberista di von Hayek. E fare la stessa cosa con  Ronald Reagan, che affermava nel 1981: “Il Governo non è la soluzione, il Governo è il problema”. Insomma, cosa sarebbero, oggi, gli “individui” senza “società”, senza “contratto sociale”, senza protezione dal rischio della malattia e della povertà? Sono domande enormi che ci trascineremo anche nei prossimi anni. Domande che interrogano, oggi, anche l’Europa. Bene ha fatto Giuseppe Conte a definire di natura storica il bivio a cui oggi siamo di fronte. L’Europa nata nel mito dell’austerità, del controllo dei conti pubblici, in nome del contrasto all’inflazione, l’Europa di Maastricht, del Fiscal Compact, l’Europa che ha fissato uno Statuto per la propria Banca Centrale che impedisce di fare ciò che tutte le banche centrali dei principali Paesi avanzati possono fare con maggiore libertà di manovra di fronte alle crisi economiche e finanziarie. Le opzioni del Mes o degli Eurobond non sono formule tecniche, ma evocano diverse scelte politiche, vorrei dire diverse visioni di Europa. Da una parte la reiterazione di schemi che rischiano di avere effetti sociali pesantissimi, con prestiti a singoli Stati che poi imporrebbero misure di austerità dalle quali non sarà più possibile uscire, dall’altra, consapevoli del carattere “simmetrico” di questa crisi, che colpisce l’intera Europa. un meccanismo di condivisione, correponsabilità, solidarietà. Ed è giusto ingaggiarla fino in fondo, questa lotta politica, perchè le resistenza soprattuto di Olanda e Germania rappresentano un fattore di irresponsabilità verso il destino comune dell’Europa. Non sappiamo quando, esattamente, usicremo dalla crisi, non sappiamo nemmeno come. Sappiamo quello che ci stanno raccontanto questi mesi.Ad esempio in Italia abbiamo capito quale centralità abbia la sanità pubblica e quali elementi distorsivi abbia determinato la Riforma del Titolo V della Costituzione che di fatto regionalizza i sistemi sanitari (non a caso si parla di sanità lombarda, veneta, campana, emiliano-romagnola etc), con i Governatori nei panni di tanti Vicerè, ognuno dei quali gioca la sua partita politica. Tutto questo andrà necessariamente rivisto.Ma, per stare su un piano più generale, non è affatto scontato che dalla crisi si esca con maggiore democrazia, maggiore welfare, maggiori diritti sociali. L’ombra nera di Orbàn campeggia sull’ Occidente, il richiamo all’uomo forte che nello stato d’eccezione si afferma è assai persuasivo, l’idea che questo virus, in fondo, sia colpa delle “eccessive libertà” delle persone, i meccanismi di colpevolizzazione degli individui per distogliere il dibatitto pubblico da altri fattori decisivi sul piano sanitario, come gli screening epidemiologici, l’efficienza del sistema sanitario stesso. sono elementi pericolosi. Dunque, avere la forza di attraversare questo tempo con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volotà, lasciando alla scienza ciò che tocca alla scienza, e alla politca ciò che tocca alla politica. La cosa peggiore che possa accadere, dopo tanti lutti, tanta sofferenza, sarebbe non aver imparato alcuna lezione.

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