Spin Time Labs e qualcosa in più dell’indignazione

di Monica Buonanno

Sono passati dieci giorni dal principio d’incendio che nella notte tra il 29 e il 30 luglio ha reso inagibile lo stabile occupato a Roma in via Santa Croce in Gerusalemme. Da quel momento, circa quattrocento persone — famiglie con bambini, anziani, persone fragili — vivono per strada, sotto un caldo che a inizio agosto ha sfiorato i 40 gradi, in presidio permanente che si regge sulla solidarietà di cittadini, associazioni, movimenti e collettivi, in gergo società civile… La comunità denuncia da giorni le condizioni precarie in cui sono costretti a vivere tutte e tutti, iniziando dai bambini, passando per gli anziani e le persone con disabilità. Il sequestro giudiziario dell’edificio resta in vigore e le persone non possono rientrare; ieri sera la doccia fredda: le trattative tra il Comune e la proprietà (ex Inpdap) non sono andate a buon fine, sembrava uno spiraglio ma al momento buio pesto.

Ciò che mi indigna, e forse qualcosa in più, è che di questa tragedia al di fuori da un perimetro, in fin dei conti ristretto di attivisti e movimenti, purtroppo si sa poco. E quel poco a me appare insufficiente. È vero anche che la solidarietà di tanti, artisti, scrittori, politici, cantanti si sta delineando e anche bene. Ma, c’è un ma secondo me.

Una frase molto diffusa è Spin Time sta dimostrando l’impossibile. È vero, anzi verissimo. Ma capitale e potere ci stanno dimostrando un’altra cosa, che l’interesse dei più deboli, la caratura dei diritti, la giustizia sociale sono tematiche, oggi e in generale, di una comunità piuttosto ristretta, quasi una enclave.

Ci sto pensando da giorni, è una diagnosi triste, ma a me sembra purtroppo quella giusta. Spin Time Labs, in tredici anni, ha dimostrato che è possibile costruire comunità, cultura, mutualismo e cura reciproca a partire da un bene sottratto all’abbandono. Ha dimostrato che l’impossibile e cioè trasformare uno stabile vuoto in un luogo di solidarietà che tiene insieme centinaia di persone è, semplicemente, non solo necessario ma possibile.

Dall’altra parte, però, il sistema che si muove attorno— proprietà, rendita, procedure amministrative, tempi della giustizia — dimostra con la stessa lucidità che i diritti dei più deboli sono un tema universale, ma solo fino a un certo punto. Spin Time, come altri luoghi e realtà definite complesse nel nostro Paese, indigna e mobilita praticamente solo chi già gravita in quei mondi, salvo diventare episodio mediatico al momento giusto. Per tutti gli altri, sono faccende da inserire nel registro dell’astrazione; non so quante volte a me è stato detto che “faccio filosofia”….

Il punto è, più in generale, che la giustizia sociale, oggi, stenta a essere percepita come questione di tutti. È sicuramente patrimonio di chi la pratica e/o la studia, e questa dinamica si vede con dolorosa ruvidezza proprio nei momenti come quello che stiamo vivendo. Mentre quattrocento persone dormono in tenda davanti a un cancello, e l’asfalto di Roma raggiunge i 90 gradi, la giostra mediatica sembra essere organizzata sui bollini neri per chi va in vacanza, che più o meno corrisponde all’altra parte dell’enclave. Per non scrivere dell’ignoranza e della volgarità che si ritrovano in tanti commenti sui social, partendo da “sono abusivi e ora che vogliono” a “andassero a lavorare” a “hanno vissuto 13 anni sulle nostre spalle”. Commenti frutto di una disattenzione politica che non ha consentito una educazione civica e solidaristico di un popolo, frutto di una lettura superficiale dei fenomeni che ci circondano. Pochi sanno che tutte quelle famiglie hanno già fatto richiesta per un alloggio popolare e pur essendo in graduatoria (e quindi avendone i requisiti) non l’hanno mai avuto. Pochi sanno che in quella struttura vive una rete di associazioni che genera un valore comune e condiviso che a esaminarlo bene può diventare una buona pratica internazionale da fare invidia alle migliori pratiche nordeuropee. Pochi sanno che a aprile scorso a Spin Time si è tenuto l’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, una rete globale dialoga che direttamente con la Chiesa per promuovere i diritti fondamentali Terra, Casa e Lavoro e che ha incontrato direttamente il Papa. Ancora meno ricordano che nel 2019 il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, rimosse personalmente i sigilli di un contatore dell’elettricità a Spin Time assumendosi la piena responsabilità del gesto e scatenando un forte dibattito politico e istituzionale. Ne potrei raccontare ancora, a me resta impressa l’ultima volta che sono stata a Spin Time a maggio in occasione dell’assemblea annuale del Social Forum per l’Abitare. Non riesco a togliermi dalla testa l’espressione serena di quelle donne e di quegli uomini, di quei bambini che giocavano a pallone nell’atrio. Non ci riesco perché non posso credere che sia tutto così complicato.

 

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