Redazione
Un cortile gremito e un confronto partecipato hanno accompagnato ieri sera a Marano l’iniziativa promossa da Sinistra Italiana sul tema degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni della criminalità organizzata.
L’incontro, al quale hanno preso parte Stefania Fanelli, Michele Caiazzo, Marco De Pasquale di Avviso Pubblico, l’on. Elisabetta Piccolotti, componente della Commissione parlamentare Antimafia, e Tonino Scala, segretario regionale di Sinistra Italiana Campania, si è svolto in un luogo altamente simbolico: Marano, comune sciolto per infiltrazioni camorristiche ben cinque volte.
Una scelta non casuale. Per i relatori, infatti, lo scioglimento di un consiglio comunale non rappresenta soltanto un provvedimento amministrativo, ma la sospensione della piena rappresentanza democratica di una comunità. Un fenomeno che, in Campania, coinvolge oggi circa il 7% della popolazione.
Il dibattito si è svolto a pochi giorni dal secondo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, vicenda richiamata più volte nel corso della serata come esempio della necessità di aprire una riflessione non solo repressiva ma anche politica e istituzionale.
Tra i temi affrontati, la possibile revisione dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali. In particolare è stata rilanciata la proposta presentata dall’on. Francesco Emilio Borrelli, che punta ad estendere gli effetti delle interdizioni previste per la parte politica anche alla componente amministrativa, rafforzando così gli strumenti di prevenzione e contrasto alle infiltrazioni criminali.
Nel suo intervento, Tonino Scala ha sottolineato come Sinistra Italiana intenda portare questa discussione all’interno del partito e del gruppo parlamentare, affinché si possa avviare un percorso di riforma capace di rendere più efficaci gli strumenti dello Stato.
Ma il confronto non si è fermato agli aspetti normativi. Tutti gli interventi hanno evidenziato come nessuna modifica legislativa possa sostituire la responsabilità della politica nella costruzione delle liste elettorali e nella selezione della classe dirigente. La prevenzione delle infiltrazioni mafiose passa anche dalla capacità dei partiti di esercitare con rigore il proprio ruolo, evitando candidature opache e rinunciando a logiche elettorali fondate esclusivamente sulla ricerca del consenso.
L’iniziativa si è conclusa con l’impegno a proseguire il confronto, nella convinzione condivisa che il contrasto alle mafie non possa limitarsi allo scioglimento degli enti locali, ma debba tradursi nella ricostruzione di istituzioni più forti, trasparenti e credibili, capaci di restituire ai cittadini una democrazia pienamente esercitata.
Leave a Reply
Devi essere connesso per inviare un commento.