Sanità in Campania: il labirinto delle liste d’attesa tra orari di facciata, carenze di specialisti e paradossi amministrativi

di Antonio Perrotta

Il servizio sanitario nella Regione Campania continua a muoversi su un crinale sottile, stretto tra i tentativi centralizzati di governo delle liste d’attesa e una quotidianità fatta di distretti territoriali in affanno, disfunzioni organizzative e scelte gestionali spesso distanti dalle reali esigenze dei cittadini.

Un’analisi lucida delle criticità strutturali che affliggono i distretti sanitari campani permette di smontare la narrazione di facciata e di mettere in luce i nodi irrisolti che alimentano il disagio dell’utenza.

 

Le vere cause delle liste d’attesa infinite.

 

La congestione dei servizi ambulatoriali e l’impossibilità per i cittadini di ottenere visite specialistiche in tempi congrui non sono figlie di un’unica causa, ma il risultato di un cortocircuito organizzativo radicato.

 

Negli ambulatori distrettuali si assiste storicamente a una programmazione giornaliera dei posti-visita estremamente esigua per singolo specialista, unita al mancato sfruttamento intensivo e flessibile delle ore di apertura effettiva delle strutture.

 

Il buco nero delle assenze improvvise, quando uno specialista si assenta per malattia, ferie o imprevisti, la visita non viene riprogrammata agilmente o assorbita da un bacino di riserva. Questo accade perché le Aziende Sanitarie Locali (ASL) faticano a istituire e manutenere elenchi agili o elenchi di disponibilità (short list) di medici specialisti pronti a intervenire in regime di sostituzione temporanea. Il risultato è il rinvio sine die degli appuntamenti già fissati.

 

La recente tendenza programmatoria di alcune ASL campane, orientata a estendere l’apertura dei distretti fino alle ore 20:00 dal lunedì al venerdì e il sabato mattina (dalle 8:00 alle ore 14:00), rischia di trasformarsi in un costoso specchietto per le allodole. Aprire i contenitori fisici (i distretti) senza la contemporanea presenza dei medici specialisti significa produrre un aggravio dei costi di gestione e del personale di supporto, offrendo l’illusione di un servizio potenziato mentre le liste d’attesa per le prestazioni restano bloccate.

 

Il paradosso del CUP risulta essere la gestione infermieristica al posto di quella amministrativa

 

A aggravare il quadro si inserisce la gestione dei CUP (Centro Unico di Prenotazione) all’interno dei distretti sanitari. Negli ultimi mesi si è assistito a una deriva organizzativa che vede affidare la gestione degli sportelli o delle funzioni di prenotazione e front-office a personale infermieristico anziché a quello amministrativo.

Questa scelta rappresenta un evidente ossimoro gestionale, infatti, sottrare un infermiere dall’assistenza diretta, dai protocolli di cura o dalla gestione clinica del paziente per destinarlo a mansioni di sportello o di inserimento dati significa depauperare i reparti e i distretti di risorse assistenziali preziose.

 

Significa impiegare una professionalità sanitaria ad alta specializzazione (e con costi tariffari ben differenti) per svolgere compiti di natura amministrativo-contabile che competono istituzionalmente agli operatori di catena amministrativa, alimentando l’inefficienza complessiva del sistema.

 

Cosa fare per invertire la rotta.

 

Per uscire dall’impasse e restituire efficienza, dignità e sostenibilità alla sanità territoriale campana, occorre un cambio di paradigma fondato su interventi concreti e pragmatici:

 

Istituire formalmente elenchi aziendali e regionali di medici specialisti ambulatoriali disponibili a turni di pronta disponibilità o a scorrimento rapido per coprire le assenze improvvise dei colleghi, azzerando i rinvii dell’ultimo minuto.

 

Il prolungamento dell’orario ambulatoriale (pomeriggi e sabato mattina) deve essere vincolato alla effettiva presenza attiva del personale medico e sanitario, incentivando economicamente la specialistica ambulatoriale per coprire i turni critici, trasformando le ore di apertura in reali prestazioni erogate e non in scatole vuote.

 

Restituire immediatamente il CUP e le attività di sportello al personale amministrativo, riportando gli infermieri alle loro funzioni cliniche naturali all’interno dei servizi territoriali e dei distretti.

 

Rafforzare il raccordo tra i Medici di Medicina Generale (MMG) e i distretti attraverso agende protette e dedicate, riducendo le prescrizioni improprie e monitorando l’effettivo rispetto dei percorsi di garanzia regionali.

 

Solo superando la logica della forma a scapito della sostanza e valorizzando le professionalità nei ruoli ad esse congeniali, la sanità in Campania potrà trasformarsi da problema irrisolto a reale presidio di civiltà e salute per i cittadini.

 

Antonio Perrotta

Be the first to comment

Leave a Reply