di Tonino Scala
Schedatemi.
Fatelo pure.
Sono di sinistra e insegno.
Insegno che il fascismo non è un’opinione, non è un’idea come un’altra, non è un pensiero da discutere: è un crimine. Punto.
Insegno che Gaza non è una notizia da talk show, ma una ferita aperta. Non solo per i palestinesi. Per il mondo intero. Per chi guarda e finge di non vedere.
Insegno che quello che sta accadendo in America non è “ordine”, è violenza. È sputo sul collo già fragile di una civiltà occidentale che si riempie la bocca di diritti e poi li calpesta con gli anfibi.
Insegno che un bambino di cinque anni non si arresta.
Che le persone non si deportano.
Che quella non è polizia, perché la polizia non ammazza due innocenti e poi abbassa gli occhi.
Se tutto questo lo chiamate propaganda, segnalatemi.
Scrivetelo pure sui muri, sui manifesti, sui social: “attenzione, questo professore pensa”.
Mi difenderò con tutta la forza che ho – che non è molta, ma è ostinata – perché questo non ha nulla a che vedere con la mia idea politica, che è mia e non la rinnego.
Questo ha a che fare con il buon senso.
Con l’educazione civica.
Con il rispetto della vita umana.
A Palermo compaiono striscioni che invitano gli studenti a denunciare i “professori che fanno propaganda”.
Mi viene da sorridere. Un sorriso amaro.
È già successo. Sempre così comincia. Prima si segna il nome, poi si abbassa la voce, poi si smette di pensare.
La voce non la abbasso.
E il registro, se volete, compilatelo voi.
Io continuo a insegnare.
A ricordare.
A non obbedire alla paura.
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