di Giovanni Paonessa
I fascioleghistiforzisti, forse con il supporto di Calenda, si apprestano a modificare la legge elettorale per garantirsi, anche al prossimo giro, la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato. Così potranno eleggersi il Capo dello Stato (Meloni, Larussa o un altro nome di pari livello?) e modificare a piacimento la Costituzione (altro che i sette articoli che abbiamo salvato).
Siamo tutte e tutti di fronte a un bivio.
Per quello che leggo, sono già diversi i soggetti che, pur cosapevoli di questo scenario, pensano di capitalizzare la rabbia che cresce nel Paese – soprattutto tra le giovani generazioni – per portare un po’ di fieno in cascina a uno schieramento rigorosamente “alternativo”. In tal caso, gli argomenti a supporto sono gli evidenti limiti del PD e del M5S, accompagnati da un pacchetto di critiche feroci ad AVS. “Tanto peggio, tanto meglio”; “mai con il PD”; “tra le due destre meglio l’originale”. Le parole d’ordine sono già note, basta rispolverarle. Le prosime elezioni politiche gli potranno, al massimo, garantire un presidio nelle aule di Camera e Senato, ma è da escludere che con questa impostazione si contrasteranno i rischi indicati.
Dall’altra parte, come se la storia non ci avesse insegnato nulla, si pensa di affrontare un momento politico che rischia di riportarci indietro nella storia, con facce, argomenti e formule consumate prima ancora di essere rimese in circolo (i tavoli, le primarie, il bilancino tra gruppi e correnti, i veti incrociati).
E, naturalmente, tutti gli ingranaggi si rimettono in moto.
Beppe Grillo si è ricordato di avere ancora qualche “diritto” sul Movimento 5 Stelle e si appresta a portare in tribunale l’attuale gruppo dirigente, dichiaratamente progressista e decisivo per costruire un’alternativa, nella speranza di togliergli simbolo e nome e, quindi, un po’ di voti.
Nel PD è ripreso (non si era mai fermato, neanche durante la campagna elettorale per il referendum) il tiro al piccione sulla segretaria. Gente che non è riuscita a spostare neanche il 2% dell’elettorato del partito sulle proprie posizioni a favore della separazione delle carriere dei magistrati, ritiene di poter pontificare su tutto, pur di non riconoscere che – in Italia come in Europa – è necessario un nuovo posizionamento fondato su idee e programmi dal chiaro segno democratico, ecologista e socialista.
Chiunque pensi che non possiamo permetterci di precipitare in un pericoloso scenario di regressione reazionaria, fino a forme ancora sconosciute di negazione della democrazia così come l’abbiamo conosciuta finora, è invitato a pronunciarsi, a prendere posizione. E a battersi per evitare il baratro.
Forse può apparire ingenuo, insufficiente senz’altro, ma nella nostra storia c’è un precedente importante e, alle soglie del 25 aprile e degli ottanta anni dalla nascita della Repubblica, è il caso di provare a ragionarci ancora.
Abbiamo bisogno di un nuovo CLN. Il primo obiettivo, infatti, è liberare di nuovo il Paese. Riprendersi l’agibilità, anche per potere, liberamente, pensarla diversamente tra di noi.
Con rigore e razionalità, sulla base dei meccanismi della legge elettorale con la quale fare i conti, dovrà essere presentata la proposta più ampia e capace di sconfiggere i fascioleghistiforzisti.
Un unico schieramento, supportato da liste di partito/movimento o di scopo, che richiamino esplicitamente alla difesa, al rispetto e alla piena realizzazione della Costituzione.
Una lista denominata “art.11 l’Italia ripudia la guerra” potrebbe raccogliere le sensibilità più esplicitamente schierate per la pace, contro ogni forma di imperialismo e di prevaricazione?
E un richiamo all’art. 3 e al compito di “rimuovere gli ostacoli” potrebbe raccogliere le istanze di chi, tutti i giorni, vive sulla propria pelle la limitazione alla libertà, all’eguaglianza e al pieno sviluppo della persona umana?
Certo, in questi casi ci vuole tanta generosità. Avere a cuore le sorti collettive e non soltanto quelle della propria bottega. E, soprattutto, serve il supporto convinto di chi, quando viene chimato in causa direttamente, fa sentire sempre la propria voce. Dalle grandi organizzazioni di massa al fitto tessuto dell’associazionismo di base e del volontariato possono arrivare idee e risorse umane per costruire un ampio, articolato e determinato schieramento.
Quest’anno ricorre anche il novantennale dell’inizio della gierra civile in Spagna. Una generosa mobilitazione popolare e internazionale che viene anche ricordata per le lacerazioni e i conflitti, spesso cruenti, tra coloro che, uniti, avrebbero dovuto combattere i fascisti di Franco, appoggiati da Hitler e Mussolini. Un errore in cui non cadde la Resistenza italiana e dal quale, ancora oggi, potremmo trarre insegnamento.
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