Caregiver familiari. 27 Gennaio, La protesta a Roma contro il Ddl Locatelli

di Gabriella Notorio

 

Il lavoro di cura in Italia resta un’emergenza invisibile. Da anni, i caregiver familiari operano in un vuoto di tutele che colpisce duramente soprattutto le donne, sulle quali grava storicamente il peso dell’assistenza per costruzione e narrazione di genere. Oggi questo quadro è allarmante: la mancanza di un riconoscimento formale e sociale spinge migliaia di donne verso una povertà strutturale, aggravata da solitudine e isolamento.

Spesso impossibilitate a mantenere un impiego o a coltivare una vita personale, molte caregiver vivono in una condizione di burnout cronico, prive di qualsiasi supporto psicologico o istituzionale.

Per rompere questo silenzio, i caregiver di tutta Italia scenderanno in piazza Martedì 27 gennaio alle ore 10:00 con un presidio in Piazza Santi Apostoli a Roma.

Successivamente alle

Ore 11:30 si terrà una Conferenza stampa (anche in diretta streaming) presso la Camera dei Deputati.

La mobilitazione è promossa dal coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti (CFU), che conta circa 10.000 iscritti, con l’obiettivo prioritario di ottenere modifiche radicali al Ddl Locatelli.

 

Le criticità del Ddl Locatelli: tutele minime per pochi

 

Il disegno di legge introduce un riconoscimento basato sull’intensità dell’assistenza, ma con criteri giudicati troppo stringenti:

 

Assistenza a tempo pieno: Le tutele maggiori sono riservate ai caregiver conviventi che prestano oltre 91 ore settimanali di assistenza;

 

Altre fasce: Previsti scaglioni per chi assiste dai 10 ai 90 ore, mentre per i non conviventi la soglia minima è di 30 ore;

 

Agevolazioni limitate: Il congedo parentale è previsto solo se l’assistito è minorenne;

 

Studenti: Introdotto l’esonero dalle tasse universitarie o il riconoscimento di crediti formativi (PCTO).

 

Perché le associazioni dicono NO?

 

Nonostante queste introduzioni, il Ddl è considerato insufficiente. Non garantisce un reale inquadramento giuridico né risposte al bisogno di benessere psico-fisico. Soprattutto, il testo ignora il tema della previdenza sociale: senza prepensionamenti o contributi figurativi, il caregiver è destinato a una vecchiaia senza reddito e in condizioni di forte povertà.

 

Le voci della protesta.

 

Osvaldo Barba, portavoce di Disabili per la Pace, è netto:

«Il Ddl della Ministra Locatelli è da rifare. Non considerare la cura come un lavoro con diritti, salario e contributi significa negare l’esistenza di chi la svolge, quasi sempre donne. Chiediamo una risposta politica immediata, nazionale e regionale».

Anche la politica si schiera. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, sottolinea come i criteri d’accesso troppo rigidi ridurranno drasticamente la platea dei beneficiari. Sinistra Italiana, che aderisce alla manifestazione, ha presentato proposte di legge che puntano a un riconoscimento professionale vero e proprio, con un’indennità fino a 10.000 euro annui e la copertura contributiva.

 

Non è più possibile condannare i caregiver alla solitudine e all’invisibilità.

Non è più possibile rimandare questi diritti e i diritti non possono essere negati a chi dedica la propria esistenza alla cura e all’assistenza del proprio familiare.

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