di Stefania Fanelli
In Regione Campania, come Alleanza Verdi-Sinistra, abbiamo inserito nel nostro programma ,nella sezione sul diritto all’ abitare,l’urgenza di ripristinare i bandi speciali per le situazioni di emergenza e per le priorità sociali. Non è un dettaglio tecnico, ma una scelta politica chiara: stare dalla parte delle persone mentre il territorio crolla, oppure continuare a ignorare una fragilità che ormai riguarda l’intero Paese. Oltre alle condizioni di povertà e di morosita’ incolpevoli, l’Italia oggi è un Paese che frana, e non per fatalità naturale, ma per anni di incuria, mancata manutenzione e assenza di visione pubblica. La prima grande opera di cui avremmo bisogno non sono interventi faraonici, ma la manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio, la prevenzione, la messa in sicurezza delle città e delle periferie.
Assistiamo sempre più spesso a crolli di palazzine, muri di contenimento, costoni. E ogni crollo non è solo un fatto di cronaca: è una famiglia che perde la casa, è un diritto negato, è un pezzo di comunità che si spezza. Gli sgomberi stanno diventando una condizione strutturale, soprattutto nelle regioni e nei comuni del Sud, dove alla fragilità territoriale si sommano disuguaglianze sociali profonde. A questo quadro già critico si aggiungono anche le continue e incessanti piogge di questi giorni, che hanno provocato ulteriori danni, aggravando situazioni già compromesse e rendendo ancora più evidente quanto il nostro territorio sia esposto e vulnerabile.
Troppe famiglie non hanno una rete di sostegno e vengono sistemate per pochi giorni in strutture temporanee, grazie alla rete di collaborazione tra istituzioni e Protezione Civile ,a partire proprio dall’impegno straordinario di quest’ultima , come è successo a Casoria nelle scorse settimane e come sta accadendo a Marano in queste ore. Ma questo non basta, perché troppo spesso si continua a trattare queste situazioni come emergenze passeggere, quando in realtà non lo sono affatto. L’emergenza abitativa, quando nasce da crolli, dissesti o sgomberi per pericolo strutturale, non si esaurisce in pochi giorni: dura settimane, mesi, a volte anni.
Eppure uno strumento esisteva. L’articolo 13 della legge regionale n. 18/97 prevedeva bandi speciali per le emergenze, stabilendo che ogni Comune destinasse il 25% degli alloggi disponibili alle priorità sociali, come sfratti e sgomberi per pubblica incolumità. Era una norma di civiltà, basata su un principio semplice: le emergenze si preparano prima, non si inseguono dopo. Ma il regolamento regionale n. 11 del 2019 ha cancellato questa previsione, privando i territori di uno strumento fondamentale proprio mentre i bisogni crescevano.
Quando i Comuni non dispongono di alloggi di edilizia residenziale pubblica né di patrimonio immobiliare disponibile, non possono limitarsi a dichiarare l’impotenza. Devono attivare soluzioni alternative. Nei nostri territori, soprattutto al Sud, esiste una possibilità concreta: destinare alle emergenze abitative i beni confiscati alla criminalità organizzata e quelli sequestrati per abusivismo edilizio acquisiti a patrimonio comunale, dichiarandone la pubblica utilità, a strutture temporanee dignitose.
A Marano, proprio dopo la cancellazione dell’articolo 13 nel regolamento del 2019, nel 2020 presentai una mozione di indirizzo affinché il Comune destinasse una parte dei beni confiscati alle situazioni di emergenza e alle priorità sociali. Quella mozione fu approvata all’unanimità ed è diventata delibera, quindi atto ufficiale. Tuttavia, ancora oggi non sono state individuate strutture né predisposti regolamenti, nonostante le mie continue sollecitazioni e interrogazioni consiliari nei consigli comunali . Questo dimostra che il problema non è l’assenza di strumenti normativi, ma l’assenza di volontà politica concreta.
Il punto politico è semplice: mentre il territorio crolla, non può crollare anche la responsabilità pubblica. Servono programmazione, investimenti, politiche abitative strutturali, housing sociale, riuso del patrimonio esistente. Perché quando si incontrano famiglie sgomberate e si vedono la paura, la solitudine e lo smarrimento nei loro occhi, diventa evidente che l’emergenza non è solo abitativa: è sociale e democratica.
Le risposte non possono essere improvvisate né delegate solo alla solidarietà. Devono essere garantite dalle istituzioni in rete anche con il Terzo Settore.
Regioni ed enti locali devono assumersi fino in fondo la responsabilità di mettere in sicurezza i territori e le vite delle persone.
Stefania Fanelli
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