di Stefania Fanelli *
La questione morale non è una formula retorica da evocare nei comizi. È una pratica quotidiana. Riguarda come ci si pone ogni giorno nei comportamenti, nei gesti, nella postura, nei toni e nel linguaggio . È fatta di coerenza silenziosa, di scelte che nessuno vede ma che definiscono chi sei davvero. Ed è proprio per questo che è difficile. Perché richiede rigore non quando è comodo, ma quando costa qualcosa.
Enrico Berlinguer la chiamava questione morale nel 1981, in quella celebre intervista a Eugenio Scalfari, e non intendeva soltanto la corruzione in senso giuridico. Intendeva qualcosa di più profondo: il modo in cui i partiti e le persone si erano allontanati dall’etica pubblica, avevano anteposto l’interesse personale a quello collettivo, avevano trasformato il potere in privilegio. Berlinguer parlava di una crisi di costume prima ancora che di una crisi di legalità. Quella diagnosi è ancora attuale.
Il caso De Michele: la penna come scudo, poi come arma.
Mario De Michele si è costruito un personaggio: quello del giornalista coraggioso, della voce scomoda, del cronista che non ha paura di denunciare l’illegalità e il malaffare. Un’immagine curata nel tempo, alimentata articolo dopo articolo, fino a diventare una patente di credibilità. Non è un volto nuovo: c’è già una condanna per falso alle sue spalle, e in passato aveva denunciato di essere stato a sua volta vittima di ricatti ,una falsa narrazione che contribuiva a rafforzare il personaggio della vittima del sistema.
Ma oggi il quadro si ribalta. De Michele è indagato e va a processo per estorsione nei confronti dell’ex sindaco di Orta di Atella. L’accusa è precisa e inquietante: prendeva nel mirino chi non si allineava al suo pensiero, chi non era disposto a scendere a patti. E il messaggio era chiaro: se vuoi che non pubblichi articoli su di te, sulla tua vita privata, se vuoi che non ti massacri sui giornali, devi pagarmi. La penna presentata come strumento di verità e di coraggio civile si sarebbe trasformata in leva estorsiva. Non informazione ma ricatto. Avrebbe minacciato di pubblicare notizie sulla vita privata dell’ex sindaco, usando dettagli personali come merce di scambio per ottenere denaro da un amministratore pubblico.
È qui che il personaggio costruito rivela la sua funzione reale: non era uno scudo contro il malaffare. Era una copertura per praticarlo.
La zona grigia:
Il caso di Mario De Michele mi riporta direttamente a ciò che il sociologo Nando Dalla Chiesa ha definito “zona grigia”: quello spazio opaco in cui l’illegalità non si manifesta attraverso la violenza esplicita della criminalità organizzata, ma attraverso la collusione silenziosa di chi occupa posizioni di potere legittimo :funzionari, amministratori, professionisti, giornalisti. Non sono criminali nel senso classico del termine. Sono persone che hanno costruito, talvolta per anni, una reputazione di integrità premi, riconoscimenti, incarichi istituzionali e che proprio quella reputazione hanno poi utilizzato come schermo per operare nell’ombra.
Il meccanismo è sempre lo stesso: più solido è il personaggio pubblico costruito, più efficace è la copertura. Chi ha ricevuto un premio per la legalità è l’ultimo che si sospetta. Chi presiede una commissione antimafia è l’ultimo da cui ci si aspetta un accordo sotto banco. Chi si fa fotografare accanto ai magistrati simbolo dell’antimafia è l’ultimo che qualcuno mette in discussione.
Eppure la storia italiana è piena di questi casi. Il prefetto Ennio Blasco, massima rappresentanza dello Stato sul territorio, fu arrestato per aver falsato le certificazioni antimafia gli stessi strumenti di legalità che era chiamato a garantire. Bruno Contrada aveva costruito la sua carriera come cacciatore di mafiosi nella Palermo degli anni di piombo, salvo poi essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Salvatore Buzzi, il presidente di cooperativa nato in carcere e diventato simbolo del riscatto sociale, gestiva in realtà un sistema criminale che corrompeva funzionari e politici romani usando gli appalti pubblici come strumento di potere. A Milano, funzionari dell’urbanistica presentati come tecnici della rigenerazione urbana intrattenevano, secondo la Procura, relazioni private con gruppi della finanza immobiliare in una logica definita dagli inquirenti di “corruzione circolare, edulcorata all’esterno.”
Ciò che accomuna tutti questi casi non è la brutalità, ma la sofisticazione. La zona grigia non spara. Stringe mani, firma delibere, rilascia interviste, partecipa a convegni sulla legalità e proprio per questo è la più difficile da smascherare. Anche perché non tutti sono pronti a denunciare, ad esporsi. Molti restano in silenzio, schiacciati da un ricatto strisciante e invisibile, che non lascia tracce evidenti ma condiziona, piega, sottomette. Chi subisce spesso non ha nemmeno le parole per raccontarlo, perché questa violenza si manifesta sotto una pressione silenziosa, continua, soffocante. Per questo la zona grigia è la più devastante per la fiducia pubblica: perché tradisce non solo la legge, ma il simbolo stesso della legge.
Berlinguer lo aveva capito prima degli altri: il problema non è solo chi viola la legge. È chi usa la legge come costume di scena. Chi si veste da paladino dell’etica per esercitare il potere in modo spregiudicato. La questione morale non si risolve con le denunce degli altri. Comincia con la propria postura, ogni giorno. Con la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Con il coraggio di essere integri anche quando nessuno guarda e soprattutto quando qualcuno vorrebbe comprarti.
Per tutti quei magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, figure istituzionali, politici e giornalisti che hanno dato la vita e che spendono ogni giorno il loro impegno e la loro dedizione nella lotta contro il malaffare, il malcostume, la corruzione e ogni tipo di mafia: è per loro, proprio per loro, che bisogna sempre compiere operazioni di verità. Lo dobbiamo alla storia e alla loro memoria , a chi non c’è più , a chi c’è ancora e dovrà esserci per molto tempo ancora.
* Stefania Fanelli, Direzione Nazionale Sinistra Italiana
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